
Il glaucoma è definito “patologia silente” in quanto, fatta eccezione per casi particolari, non presenta una sintomatologia e quando questa inizia a comparire si è già in una fase avanzata della malattia.
Si tratta di una patologia che provoca dei danni al nervo ottico, con una perdita caratteristica del numero di fibre, con un incremento dell’escavazione della papilla ottica e riduzione del campo visivo.
Questa patologia presenta un decorso progressivo, per questo è fondamentale diagnosticarla in tempo ed effettuare trattamenti che ne rallentino la progressione, anche in modo significativo. La porzione di campo visivo che si danneggia inizialmente è quella nelle sue parti più periferiche, progredendo porta ad un deficit che si avvicina gradualmente e poi ne colpisce anche la parte centrale, fino all’esito finale, la completa cecità.
Fasi avanzate e primi sintomi del glaucoma
Come già accennato in precedenza, il glaucoma non presenta una sintomatologia agli esordi della patologia, la visione centrale viene colpita nella parte terminale della patologia e spesso si mantiene una visione centrale buona che garantisce la visione dei famosi “dieci decimi”, motivo per cui la singola misurazione della vista non permette di escludere di essere affetti da questa patologia.
La progressione, inizialmente asintomatica, porta poi ad una riduzione della visione laterale, superiore e inferiore del campo visivo che si manifesta con una difficoltà nell’orientamento nello spazio, portando per esempio ad urtare contro i muri o oggetti vicini, inciampare per dei gradini o per le scale. Questo rappresenta uno dei campanelli di allarme più frequenti.
Esiste una tipologia di glaucoma acuto, dove invece i sintomi sono evidenti in quanto si ha un forte dolore oculare, arrossamento, una riduzione visiva che possono essere accompagnati da cefalea, nausea e vomito. Questa sintomatologia, così importante, di solito porta il paziente ad andare al pronto soccorso, dove verrà misurata la pressione intraoculare e ridotta tempestivamente. Per evitare danni irreversibili.
Fattori di rischio
Il fattore di rischio più frequente è l’elevata pressione intraoculare (IOP), che a lungo andare, provoca una compressione sulle fibre che compongono il nervo ottico danneggiandole.
Tra gli altri fattori di rischio troviamo: la familiarità per questa patologia, la miopia elevata, il ridotto spessore centrale della cornea, l’assunzione di farmaci steroidei o antireumatici, il diabete, le patologie che possono portare ad una ridotta perfusione ematica al nervo ottico e infine il progredire dell’età in particolare dopo la sesta decade (50-60 anni).
Le tipologie di glaucoma
Esistono varie tipologie di glaucoma:
- Glaucoma congenito: presente fin dalla nascita, questo è causato da un anomalo sviluppo delle vie di deflusso dell’umor acqueo che determinano una IOP elevata. Si tratta di una patologia rara, ma grave e spesso resistente alle terapie;
- Glaucoma primario ad angolo aperto: quello più comune, dove vi è una progressione lenta e asintomatica, la IOP elevata dipende da una diminuzione della capacità dell’umore acqueo di scorrere nelle vie del sistema di deflusso oculare;
- Glaucoma primario ad angolo chiuso: chiamato anche “glaucoma acuto”, in questo caso vi è l’impossibilità dell’umore acqueo di raggiungere le vie di deflusso oculari o per una chiusura dell’angolo irido-corneale. I fattori di rischio per questa tipologia di glaucoma sono una ridotta dimensione del bulbo oculare, aumento di spessore del cristallino o dell’iride o anomalie di rapporti fra queste strutture che non determinano o spazio necessario per un corretto deflusso.
- Glaucoma a pressione intraoculare normale: non vi è un ipertono oculare, ma un danno al nervo ottico causato, probabilmente, da una diminuzione di afflusso di sangue a questo.
- Glaucoma giovanile: causato da una malformazione, meno grave di quella congenita, ma comunque insidioso a causa della possibile diagnosi tardiva;
- Glaucoma secondario: dipeso da una causa specifica che ha portato ad un aumento della pressione intraoculare come un trauma oculare, o uso prolungato di cortisonici;
- Glaucoma complicato: causato da altre patologie, come un’uveite;
- Glaucoma neovascolare: questa tipologia risulta particolarmente aggressiva e di difficile gestione, associata spesso ad una patologia oculare ischemica cronica come la retinopatia diabetica o una occlusione venosa retinica.

Diagnosi del glaucoma
A seguito di una visita oculistica completa, nella quale verrà misurata la pressione intraoculare, esaminato il segmento anteriore e quello posteriore attraverso l’esame del fondo oculare, prestando un’attenzione maggiore al nervo ottico e alla sua escavazione.
Qualora ci siano dei segni compatibili con il quadro patologico, potrebbero essere richiesti esami diagnostici specifici, che possano fornire una completezza di dati utili per un’eventuale diagnosi. Gli esami di approfondimento che troviamo sono: il campo visivo computerizzato, l’OCT del nervo ottico (RNFL), la pachimetria corneale, la gonioscopia e la curva tonometrica.
Una volta effettuata la diagnosi di glaucoma e definito il danno del campo visivo presente nel momento degli accertamenti, si pone come obiettivo quello di garantire la conservazione della migliore funzione visiva ed il rallentamento della progressione della patologia, evitando quindi la cecità.
Come si tratta il glaucoma
La terapia per ridurre la pressione intraoculare utilizzata più frequentemente è quella farmacologica, mediante l’instillazione di colliri; il medico oculista può ritenere opportuno, in casi specifici, di intervenire in maniera parachirurgica mediante laser (iridotomia) o chirurgicamente (trabeculectomia, impianto di shunt, cataratta).
Una volta iniziata una terapia farmacologica o aver effettuato un intervento chirurgico, è fondamentale effettuare visite di controllo e i relativi esami necessari a monitorare i valori di pressione intraoculare e l’andamento della patologia. In relazione alla risposta terapeutica il medico oculista suggerirà la cadenza delle successive visite di controllo e la frequenza degli esami diagnostici.
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FAQ
Domande frequenti sul glaucoma
Cos'è il glaucoma?
Il glaucoma è una malattia dell’occhio che danneggia progressivamente il nervo ottico, generalmente a causa di un aumento della pressione intraoculare. Se non trattato, può portare alla perdita della vista e, infine, alla cecità. Esistono diversi tipi di glaucoma, i più comuni dei quali sono il glaucoma ad angolo aperto e ad angolo chiuso.
Quali sono i sintomi del glaucoma?
Il glaucoma spesso non presenta sintomi nelle sue prime fasi, soprattutto il tipo più comune, il glaucoma ad angolo aperto. Questo può rendere difficile la diagnosi precoce senza controlli regolari. Il glaucoma ad angolo chiuso, tuttavia, può manifestarsi improvvisamente con sintomi acuti come dolore oculare intenso, nausea, rossore degli occhi e visione offuscata.
Chi è a rischio di sviluppare il glaucoma?
Fattori di rischio per il glaucoma includono l’età avanzata, una storia familiare di glaucoma, l’etnia (con maggior rischio per afroamericani e asiatici), condizioni mediche preesistenti come il diabete, e l’uso prolungato di corticosteroidi. Le persone con miopia elevata sono anche più a rischio.
Come viene diagnosticato il glaucoma?
Il glaucoma viene diagnosticato attraverso una serie di test durante un esame oculistico completo. Questi test possono includere la misurazione della pressione intraoculare (tonometria), l’esame del nervo ottico (oftalmoscopia), test del campo visivo, e immagini del nervo ottico e delle fibre nervose della retina.
Quali sono le opzioni di trattamento per il glaucoma?
Il trattamento del glaucoma mira principalmente a ridurre la pressione intraoculare per prevenire ulteriori danni al nervo ottico. Le opzioni di trattamento includono colliri, pillole, interventi laser e chirurgia convenzionale. La scelta del trattamento dipende dal tipo e dalla gravità del glaucoma, oltre che dalla risposta del paziente alle terapie iniziali.
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